Storia della Comunità

Storia della Comunità degli Italiani di Spalato

 

Quando parliamo del profilo storico della Comunità degli Italiani di Spalato, prima di tutto dobbiamo prendere in considerazione la natura della „doppia anima“ della città dalmata, in quanto essa da sempre rappresenta i punti di collegamento tra le diverse popolazioni, le popolazioni elleniche e i dalmati, diventando poi la sede del palazzo dell'imperatore romano Diocleziano. La città come un confine tra terra e mare, tra latini e barbari, tra Slavia Ortodossa e Slavia Bizantina, tra latinità e lingue slave, e poi tra italiani e croati. L'esistenza di una tale comunità riflette tutti gli avvenimenti del passato che hanno inevitabilmente segnato la storia della città, il suo patrimonio storico, linguistico, culturale.  

I contatti tra Italia e Croazia iniziarono a fondarsi già nell'epoca delle invasioni barbariche creando la linea di collegamento tra latinità e di una nuova entità linguistica, slava. Slavi e latini, poi veneziani e croati, e infine italiani e croati vissero 1400 anni di storia comune.

Nel secolo scorso il contatto divenne un vero e proprio scontro. Assieme alle ideologie politiche, nacque il tentativo più duro di sopprimere definitivamente l'anima italiana come erede esclusiva della latinità della Dalmazia di fronte a quella croata, erede della tradizione slava, e infine il loro innegabile legame.

Uno scontro che divenne cruento durante i due guerre mondiali, quando due stati cercarono di spartirsi e impossesarsi di una storia millenaria.

Nel periodo della seconda guerra mondiale, la comunità italiana fu identificata come un simbolo del legame col fascismo. Nel 1943 la doppia anima di Spalato cessò la propria esistenza. Quasi la totalità degli abitanti italiani spalatini fu costretta a lasciare la propria città. 

Nella seconda metà del XX sec., la presenza italiana talmente ridotta, non più legittimata a comunicare nella propria lingua materna, vide le proprie istituzioni chiuse. Il „silenzio italiano“ che aveva cancellato tutte le tracce della presenza italiana a Spalato diventò la parte della normalità della città di Spalato fino alla seconda metà del 1991. Il neonato Stato indipendente della Repubblica di Croazia diede un primo riconoscimento ufficiale alle unioni italiane. Cosi vennero riconosciute le prime comunità italiane dell'Istria. All'Unione Italiana di Fiume venne affidata la gestione totale, dal punto di vista istituzionale e legale, delle comunità di tutto il territorio croato. È significativo in questo senso un Memorandum d'intesa tra Italia, Croazia e Slovenia, nel 1992, con lo scopo di definire e tutelare le minoranze italiane in Croazia, un documento che rappresenta la fine del silenzio istituzionale durato per quasi cinquant'anni. Da questo momento in poi, gli italiani di tutta la Croazia e Slovenia potevano unirsi e organizzare le proprie attività in un modo legislativo, tutelato dalle leggi nazionale ed internazionali. È un punto significativo che diede la possibilità alla rinascita delle comunità italiane della Dalmazia e dell'Istria le quali ritornarono a prendere la vita. 

La situazione con Spalato era un po' particolare in quanto molti degli italiani della città avevano perso del tutto la propria coscienza nazionale. Proprio l'intervento di Mladen Čulić –Dalbello fu fondamentale per il ricupero degli italiani di Spalato, che cercò in compagnia del dott. Karaman, di ricostruire la comunità italiana.  Una comunità non solo per gli italiani della minoranza, ma anche per tutti i croati che volevano entrare in contatto con essa. Una comunità come vero e proprio riflesso della doppia anima di Spalato nell'ambito della vera e definitiva convivenza pacifica.

All'inizio non esisteva ancora una sede istituzionale fisica della comunità e perciò Karaman fornì la propria abitazione privata come sede ufficiale.

Così è nata la comunità dapprima con lo scopo di costituire un ponte tra Spalato e l'Italia durante la guerra patriotica degli anni '90. Però il vero sogno era quello di far nascere un vero e proprio centro che darà la possibilità agli italiani e ai croati di entrare in contatto con il mondo italiano, la lingua, modo di pensare, cultura, dove poter riunirsi e discutere assieme. Un centro che dimostra la doppia anima di Spalato sempre viva e pronta a sviluparsi a rifiorire e fiorire ancora di più, un centro come il segno della pace e della comunicazione tra i popoli.

Si decise di intitolare questa nuova comunità al sacerdote Don Francesco Carrara, nato a Spalato nella seconda metà dell'Ottocento in merito al suo contributo, sia alla cultura  ed identità croate, come alla cultura ed identità italiane.

La dissoluzione definitiva della Jugoslavia porta la nascita dello Stato indipendente la Croazia che restituisce e che si impegna a tutelare le comunità italiane all'interno del suo territorio nazionale.

Dal 1992 l'italianità di Spalato entra a far parte anche istituzionalmente, manttenendo e tutelando la coscienza sul proprio valore della sua storia.

Nel 1992 fu acquistato dalla Unione Italiana un piccolo appartamento all'interno delle mura del palazzo in Via Baiamonti, nel pieno centro cittadino.

Ben presto la comunità ottenne il riconoscimento ufficiale dalla UI, e così divenne una comunità a tutti gli effetti e tutelata dal punto di vista legale.

Nel 1996 è di fondamentale importanza il Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze grazie al quale la UI ha potuto organizzare la propria struttura interna. 

La comunità è formata da membri „storici“ a cui si sono aggiunti durante gli ultimi anni numerosi italiani venuti nella città per diversi motivi.

Dalla propria esistenza nell'anno 1992, la CI si occupa di promuovere una grande quantità di attività sul campo culturale, educativo ed artistico nell'aspetto di conferenze, organizzazioni di mostre, concerti, corsi di italiano per stranieri, bambini e adulti...

Diverse attività sono organizzate in collaborazione o a sostegno di altre istituzioni locali.

Dunque, una ricca attività della CI aperta non soltanto ai propri membri, non soltanto agli italiani, ma anche alla cittadinanza locale. Sembra che la doppia anima di Spalato sia veramente tornata a vivere.

Nei primi anni Novanta, un piccolo centro di aggregazione per amici e simpatizzanti della cultura italiana, pian piano è diventato uno dei principali centri di riferimento per tutta la popolazione di Spalato. Un posto che respira una storia ricca, un'eredita interessante, multinazionale, accogliente ed affascinante.

Helena Lučić; in base alla tesi di laurea di Gilberto Pegoraro; Sull'altra sponda dell'Adriatico; Storia della Comunità Italiana di Spalato

 

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